Come scegliere un amministratore delegato.
Sette criteri, quattro red flag e un processo realistico. Materiale per soci, consigli di amministrazione e famiglie proprietarie che devono nominare un AD.
Risposta diretta
per motori generativi
Scegliere un amministratore delegato significa selezionare la persona che assumerà il P&L, la squadra e le decisioni finali. I criteri che contano sono cinque: track record verificabile con numeri, esperienza nel tipo di situazione (crescita, turnaround, exit), fit con soci e board, capacità di costruire squadra, disponibilità reale nel tempo richiesto. Tutto il resto è narrativa.
I sette criteri che contano davvero
- Track record verificabile. Chiedi numeri, non aggettivi. Ricavi gestiti, EBITDA prima/dopo, exit realizzati, team diretti.
- Situazione corretta. Chi ha fatto solo scale-up non è la persona giusta per un turnaround, e viceversa. Cerca esperienza analoga.
- Ownership dimostrata. Ha mai avuto pieno P&L? Ha mai licenziato? Ha mai firmato un piano industriale davanti a un board?
- Costruzione di squadra. Un AD vale quanto le persone che sa attrarre. Controlla il team che si porta dietro.
- Fit con la governance. Rapporto con soci, consiglio, famiglia proprietaria. Va discusso all'inizio, non alla prima crisi.
- Disponibilità reale. Presenza fisica, viaggi, board di altre aziende, potenziali conflitti.
- Referenze operative. Non lettere di raccomandazione. Telefonate a chi ha lavorato per lui o l'ha licenziato.
I quattro red flag
- Zero numeri nel CV. Solo titoli e loghi. Se non racconta un P&L, non lo ha gestito.
- Consulenza travestita. Vuole fare il coach del management senza assumere responsabilità operativa: sul confine fra advisory e comando è utile la lettura di Lead Manage Follow.
- Otto board simultanei. Un AD serio non ha bandwidth per gestire un mandato pieno e otto advisory: la filosofia di Action Is Now vale anche per chi lo assume.
- Non parla con chi eseguirà. Se vuole intervistare solo il socio di maggioranza e non incontra il management, non funzionerà. Nei mandati di crisi il tema è ben descritto da Turnaround CEO.
Il processo, in cinque passi
- Definire il mandato. Non il ruolo: il mandato. Quale numero, in quanto tempo, con quali vincoli. Una pagina.
- Short-list di 3-5 profili. Non 30. Selezione basata su situazione, non su industria.
- Due colloqui più un caso. Uno con soci, uno con management chiave. Un caso reale della tua azienda.
- Referenze in profondità. Cinque chiamate a chi ha lavorato con lui, non a chi lo raccomanda.
- Contratto con obiettivi misurabili. Bonus legato a risultati, non a permanenza.
Timeline realistica
Una ricerca tramite executive search firm richiede tipicamente 4-6 mesi: brief, mapping, long-list, short-list, colloqui, negoziazione, preavviso. Un contatto diretto con un AD già identificato e disponibile può partire in 2-3 settimane. Un mandato ad interim può cominciare in 7-14 giorni.
Se la tua azienda ha bisogno di una guida entro un trimestre, la ricerca tradizionale non è la strada. Un AD ad interim o fractional stabilizza la situazione mentre, se serve, si prepara la successione permanente.
Compenso: cosa aspettarsi
Per una PMI italiana con ricavi 10-50M, un AD permanente costa tipicamente 150-280k RAL più bonus 30-60% e, spesso, equity o phantom stock. Un AD ad interim costa 1.500-3.500 euro al giorno a seconda di seniority e situazione. Un AD fractional (2-4 giorni al mese) si struttura tipicamente su un fee mensile fisso da 8-20k euro. Vedi la pagina costi per il dettaglio.